Intervista

Luigi Cogodi sul G8 a La Maddalena: «Deroghe e segreti sul G8: così non va»

Un incontro urgente con forze politiche e sociali, magari con la convocazione del Consiglio regionale, per definire la giusta via verso il G8. Il deputato del Prc Luigi Cogodi interviene duramente nel dibattito sul vertice del 2009 alla Maddalena, e lo fa in qualità di presidente del Centro culturale sui diritti umani “Mastinu-Marras” di Tresnuraghes (il cui presidente onorario è il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel). C'è anche l'avversione ideologica della sinistra verso i summit tra i “Grandi”, certo. Ma c'è soprattutto una severa critica per come Governo e Regione stanno preparando l'evento, con deroghe urbanistiche e segreti di Stato. «Serve ragionare - avverte Cogodi - su cosa è il G8, cosa interessa a chi lo tiene, cosa interessa al popolo sardo e al mondo».
Siamo alle solite: arriva il G8 e la sinistra protesta.
«Il G8 non è, di per sé, né una fortuna né un'irreparabile disgrazia. Certo, per nessuno Stato è un obbligo giuridico o politico. Alcun trattato o convenzione internazionale lo prevede. È un periodico incontro tra capi di Stato o di Governo, che si ritengono i più potenti del mondo. E ritengono di dover esibire, ogni tanto, la loro potenza di fronte al mondo».Regalando però una bella vetrina a chi lo ospita.«Di fatto, sequestrando per lungo tempo una porzione di mondo, per un incontro di tre giorni. Il G8 è un atto di sostanziale protervia, e averlo in casa sicuramente non è una fortuna, chiedete a Genova».Eppure per l'Isola è una grande occasione.«Qui si danno un gran da fare tutte le costole del Pd, tutta la cassa toracica del potere: Parisi per conto di Prodi; Bertolaso, commissario a tutto, per conto del Governo. La società Impregilo, che fa capolino, per se stessa; e Soru, ancora non si capisce per conto di chi. I lavori preparatori assumono contorni sempre più allarmanti».
Perché mai?
«Si intravede un progetto autoritario, di stampo pressoché militare. Il rischio è lo scasso delle istituzioni democratiche e delle prerogative autonomistiche. Tornano in auge termini malfamati: le deroghe (paesistiche, edilizie e amministrative), il segreto di Stato steso a tappeto sulle procedure di appalto, sulla destinazione dei beni pubblici, su costi e conti, sulle modalità esecutive. Partecipazione sociale, trasparenza e vera informazione: zero».
Arriveranno grandi risorse.
«Ci sono molti annunci di inesistenti “fiumi di danaro”. In Sardegna è in atto una colossale opera di torsione politica. E si scherza col fuoco, intervenendo su un ecosistema delicato come La Maddalena».
Non è troppo catastrofico?
«Non è detto che il G8 qui debba costituire necessariamente un irreparabile danno. La Sardegna può prendere in mano la bandiera dei diritti umani inderogabili. I “Grandi” verranno pensando di fare, da soli, il punto sulle sorti del mondo. Accettino di parlare con tutti, alla pari. Saranno perciò anche ospitati. Nessuno gli torcerà un capello, per quanto sapranno essere rispettosi. Non c'è bisogno, quindi, di grandi opere di regime e sbarramenti militari».
È una critica al Governo e alla Giunta regionale?
«Beh, nel 2003 il Consiglio regionale ha dichiarato la Sardegna “Terra di pace e di amicizia tra i popoli”: la Finanziaria 2008 stanzia a tal fine un fondo specifico. E quella dello Stato prevede “la realizzazione di infrastrutture sociali e servizi civili nell'Isola, in funzione dell'occupazione stabile e della salvaguardia ambientale”. L'esatto contrario delle deroghe ambientali, dei segreti di Stato, dell'eccesso incombente di stellette militari e di stelle alberghiere».
Un altro G8 è possibile?«Propongo un incontro urgente a tutte le forze politiche dell'autonomia e le espressioni sociali e culturali della Sardegna, perché unitariamente si stabiliscano finalità e modalità di una grande impresa, di un grande e diffuso intervento sociale e culturale che coinvolga positivamente tutta la Sardegna. L'impostazione che si prospetta, militarizzata e derogatoria, va radicalmente corretta, rovesciata in senso civile e democratico. Il governo della Regione ha l'obbligo di perseguire questo obiettivo, non di assecondare interventi autoritari e pregiudizievoli per il popolo sardo».
(g. m.)