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REDDITO SOCIALE CONTRO LA PRECARIETA'

Il nono punto del programma elettorale del Partito Democratico recita: “Bisogna avviare la sperimentazione di un compenso minimo legale, concertato tra le parti sociali e il governo, per i collaboratori economicamente dipendenti, con l’obiettivo di raggiungere 1.000 euro al mese.”
Chi sono i “collaboratori economicamente dipendenti”? A chi si vogliono garantire 1.000 euro al mese? E’ un modo per tentare di affrontare l’emergenza salariale, oppure il problema della precarietà? E, soprattutto, dove vanno reperite le risorse per questa operazione?
Senza rispondere a queste domande, la proposta del Pd risulta talmente vaga da far sorgere il sospetto che si tratti di pura propaganda elettorale.
Da tempo noi di Rifondazione ci battiamo per garantire ai lavoratori dipendenti un giusto salario e a tutti (soprattutto ai più giovani) un lavoro di qualità, e abbiamo presentato una serie di proposte che vanno in questa direzione.
In particolare, abbiamo depositato una proposta di legge per l’istituzione di un reddito sociale, che porta il nostro paese in Europa (infatti siamo gli unici, insieme alla Grecia, a non avere forme di protezione sociale e di reddito garantito) e che risponde puntualmente alle domande eluse da Veltroni e dal suo “nono punto per l’Italia”.
Chi sono i destinatari del reddito sociale (per un massimo di tre anni)? Gli inoccupati e i disoccupati iscritti alle liste dei Centri per l’Impiego, ed i lavoratori e le lavoratrici occupati con forme contrattuali atipiche a carattere subordinato, parasubordinato o autonomo, il cui reddito individuale annuo lordo non superi gli 8500 euro.
Noi proponiamo che questi soggetti possano raggiungere gli 8.500 euro all’anno tramite un reddito erogato direttamente, che garantisca continuità retributiva e contributiva; perché se il lavoro è discontinuo non può esserlo la vita. A ciò aggiungiamo un reddito indiretto per un totale di altri 2500 euro annui. Esso comprende: l’esenzione dal pagamento dei ticket sanitari, l’accesso gratuito o scontato al trasporto pubblico urbano ed extraurbano, a corsi di formazione professionale effettuati presso strutture pubbliche e ad una serie di “prodotti culturali” (libri, mostre, cinema, ecc…). E inoltre, agevolazioni sui canoni d’affitto e sui muti per l’acquisto della casa.
Ma non c’è solo questo: nel nostro articolato sono previsti anche incentivi alle aziende che assumano a tempo indeterminato persone beneficiarie del reddito sociale.
E le risorse per fare tutto ciò? Il “Fondo nazionale per il sostegno al reddito” viene finanziato principalmente tramite: una percentuale sui capitali trasferiti all’estero e i redditi di capitale più elevati (oltre 150.000 euro), l’elevazione al 20 per cento – livello europeo – dell’aliquota relativa alle rendite finanziarie e le sanzioni a carico delle imprese condannate per non aver rispettato le normative in materia di lavoro (Dlgs 276/03).
E’ un modo concreto per rispondere (seppure in maniera parziale) ai problemi ed alle necessità di chi oggi non riesce a vivere dignitosamente e a costruirsi un futuro e, contemporaneamente, per favorire la stabilizzazione di chi subisce l’abuso di forme contrattuali atipiche e a “scadenza”.
Questo è ciò su cui vorremmo confrontarci, non solo in campagna elettorale, per iniziare a dare risposte concrete al dilagante problema della precarietà e a tutto ciò che porta con sé.

Maurizio Zipponi, Resp naz Lavoro PRC
Francesca Ruocco, Resp. naz. Lavoro e Precarietà Giovani Comunisti