La tassa sui ricchi "bocciata", gli omicidi che non fanno notizia, come i soldi per il lavoro e la "nuova Rinascita"
Luigi Cogodi*
Ancora una volta la Sardegna fa notizia sulla grande stampa nazionale. Perché strillano i ricchi, non perché faticano i poveri. Ma, a raccontare la Sardegna di oggi, non è solo l'intervenuta sospensione, da parte della Corte Costituzionale, della tassa regionale di salvaguardia ambientale, giornalisticamente ribattezzata "tassa sul lusso". Nel volgere di poche settimane sono state uccise otto persone e diverse altre sono malamente sopravvissute al fuoco omicida. Tutto è accaduto nella zona centrale, nel raggio di 40 chilometri. Ad Orgosolo, a Sedilo, a Dorgali e altre località vicine. Tutto è accaduto nell'ambito considerato a suo tempo dallo scrittore Giuseppe Fiori come "società del malessere". Area a prevalente connotazione agro-pastorale.
Ad oggi non si annovera un solo indiziato per questa terribile catena di delitti. Una catena che ancora non appare spezzata. Eppure il Prefetto di Nuoro dichiara, a pochi giorni dalla uccisione, ad Orgosolo, in pieno giorno ed in pieno centro abitato, di Peppino Marotto, sindacalista e poeta insigne, che "qui non esistono elementi di particolare interesse che possono definire un quadro preoccupante di ordine pubblico". Non si comprende cosa debba accadere ancora nel cuore della Sardegna perché il rappresentante ufficiale dello Stato ritenga almeno "preoccupante", in un territorio, la condizione dell'ordine pubblico e della sicurezza sociale. La sola notizia di tutto ciò stenta a varcare i confini isolani. Perché sono fatti della Sardegna interna, non di "costa". Perché sono ferite sarde inferte a sardi. Perché non sono delitti riconducibili ai filoni classici della "malavita organizzata". Perché non sono delitti a sfondo di malaffare politico. Perché non sono implicati rumeni o extracomunitari. Per i pubblici poteri e per la grande opinione sono delitti che non esistono. Vittime, famiglie e comunità sono lasciati soli, oltreché nella vita, anche nella morte.
Meno che mai si ha eco di notizia nazionale, ancorché in sedicesimo, di un grande fatto innovativo prodotto in questi giorni dal Consiglio regionale della Sardegna. Trattasi di un grande evento pubblico, in controtendenza, ma di buona politica, non di cronaca giudiziaria. La Regione ha saputo approvare nella sua legge finanziaria, su proposta della Sinistra e con il forte sostegno del sindacato dei lavoratori, l'istituzione di un "Fondo regionale per l'occupazione", alimentato da oltre 600milioni di euro per l'anno in corso. Una somma enorme, per una Regione povera, dove più di un terzo dei suoi abitanti sono disoccupati o "assolutamente poveri". Emigrazione a parte. Soldi regionali, avuti da chi paga le tasse, cioè in gran parte dai lavoratori stessi. Dodici volte il mancato introito tributario della ritenuta "tassa sul lusso", per cui i briatori, i billionari, i loro sodali e tutti gli ascari al seguito, fanno finta di stracciarsi le vesti. Poi non le stracciano, perché le sole vesti che portano addosso alcuni di quei signori valgono più dell'intera tassa che tutti insieme dovrebbero pagare sul conto ambientale per: l'utilizzo delle seconde case turistiche in ambito costiero, l'aumento del valore dei loro immobili per rendita di posizione, il vantaggio per lo stazionamento dei loro yacht e dei loro aerei personali.
Ristabilite le debite proporzioni, resta il fatto della sostanziale giustezza della tassa regionale di scopo sulla tutela ambientale per chi, più di altri, usufruisce di un bene comune e che, più di altri, dispone di "capacità contributiva", ai sensi dell'articolo 53 della Costituzione. Giova peraltro chiarire che la censura della Corte, intervenuta su ricorso del Governo centrale contro la legge regionale, non investe la natura e la finalità della legge, ma le modalità di applicazione: distinzione fra residenti e non residenti; titolarità regionale o statale della specifica imposizione tributaria. Questioni aperte, che sarà opportuno risolvere modificando in meglio e non eliminando una legge regionale giusta, innovativa e coraggiosa; e trattando col Governo centrale l'ambito di rispetto della Autonomia Speciale della Sardegna, pur esso precetto costituzionale. È evidente che la Sardegna non può rinunciare ai suoi buoni diritti: di volere, e di avere, un nuovo modello sociale, una idea buona ed un progetto sano di progresso, fondati sulla difesa dei beni comuni e sulla salvaguardia integrale dei beni naturali e culturali. I sardi chiamano tutto ciò "nuova Rinascita". L'esatto contrario delle più disparate e sciagurate strategie di dominio che, via via, assumono diverse denominazioni: ieri "portaerei inaffondabile"; oggi "piattaforma logistica", "porta dell'Asia", "Florìda d'Europa", e quanto altro mistificando, omologando ed asservendo. No grazie."
*Deputato Prc-Se
Fonte Liberazione 21/02/2008