Una giovane cinese ha abortito con un uncino
Beatrice Macchia
Ha l'utero e l'intestino perforati la ragazza cinese di 20 anni che è stata ricoverata d'urgenza due sere fa all'ospedale fiorentino di Careggi, a seguito di un aborto procurato con un uncino. La giovane è stata operata d'urgenza perché aveva perso molto sangue. Si trovava al quarto-quinto mese di gravidanza, non è sposata e ha i documenti in regola. Le sue condizioni sono gravi e la prognosi è riservata per le prossime 48 ore. Una brutta storia che ci ricorda come in Italia gli aborti clandestini sono ancora una realtà in Italia, nonostante la 194. E fanne ricorso sono soprattutto le donne straniere.Esemplari le notizie raccolte ieri a Milano dal cronista dell'Ansa: esistono decine di mammane nel quartiere della cosidetta Chinatown, che ospita 13.500 residenti cinesi ufficiali ma 25 mila ufficiosi. Non ci sono stime certe, ma secondo mediatori culturali, medici e investigatori si praticano dai 5 ai 10 aborti clandestini al giorno. «La maggior parte delle coppie - come spiega un ragazzo cinese nato in Italia - ha pagato dai 7 ai 20 mila euro per arrivare qui, indebitando tutta la famiglia. Devono lavorare entrambi almeno 16 ore al giorno per riuscire a pagare i debiti in un paio d'anni e poi a inviare i soldi a casa, dove questo flusso di euro cambia le sorti di un intero clan di almeno 50 persone. Se la donna resta incinta, non rimane che farla abortire. Non c'è tempo per crescere i figli. Si faranno al rientro in Cina». Trovare uno dei pseudo ambulatori è facile. Basta girare nelle vie dove ci sono erboristerie cinesi e tenere d'occhio chi entra ed esce dai portoni. Oppure leggere gli annunci che offrono aborti sui giornali cinesi. Generalmente la pratica viene eseguita in uno scantinato o in un retrobottega. Talvolta c'è perfino la fila. «Vengono ad abortire qui da tutte le città della Lombardia - racconta un medico italiano - e anche da fuori regione». «Quando siamo entrati in un ambulatorio, alcuni mesi fa - sottolinea un agente al cronista dell'Ansa - abbiamo fatto in tempo a mandare una ragazza alla clinica Mangiagalli. Ma altre due erano appena state raschiate come bestie e aspettavano che passasse l'emorragia. In uno stanzino c'erano dei ferri stravecchi. venivano sterilizzati con acqua calda in una pentola a pressione. I feti, anche di molte settimane, erano tenuti in frigorifero e poi buttati nella spazzatura, come l'umido». Nel 2006, sulla base delle ultime rilevazioni disponibili, gli aborti clandestini in Italia hanno raggiunto quota 20.000. Un fenomeno gravissimo. Ma la situazione, rispetto alle interruzioni di gravidanza illegali, è nettamente migliorata rispetto a 30 anni fa, prima dell'entrata in vigore della legge 194 sull'aborto. Lo confermano i numeri citati da Angela Spinelli, direttore del Dipartimento Salute della donna e dell'età evolutiva dell'Istituto superiore di sanità: «Per quanto riguarda gli aborti clandestini, si è visto un calo dai 350.000 casi l'anno prima della legge 194 ai 100.000 del 1983 fino ai 20.000 del 2006». E più in generale, rileva l'esperta, «si è sicuramente registrata una notevole diminuzione al ricorso all'ivg dall'entrata in vigore della legge: si è infatti passati da 235.000 aborti l'anno nel 1982 ai 130.000 del 2006». Si è però riscontrato un aumento di ivg tra le donne immigrate: «Si tratta nel 2006 del 30% di tutte le ivg, pari a 38.000 casi. Un fenomeno che si spiega con l'aumento della popolazione straniera». «E' una vicenda - ha detto la ministra Pollastrini - che chiarisce molto bene il rischio che si corre, la paura che si determina in certe circostanze e che può far compiere atti che mettono in discussione la vita stessa. La legge 194 è stata voluta proprio per combattere concretamente e culturalmente la piaga dell'aborto clandestino».