Angela Mauro Torino - nostra inviata ( da Liberazione )
«Io l'ho già votata altre volte. Da stagionale mi hanno confermata. Finalmente: dopo sette anni». L'hostess Alitalia indica le due striscette sulla divisa, segno dell'avvenuta assunzione. E' contenta, nonostante la crisi della compagnia. Volo Roma-Genova. Gli assistenti a bordo approfittano della presenza del passeggero Fausto Bertinotti per comunicare speranze e preoccupazioni. E' la politica che urta con i problemi reali. «Lei è stato l'unico a dire come stavano le cose per l'Alitalia già anni fa», gli riconosce uno steward. Il clima è sereno intorno al candidato premier della Sinistra Arcobaleno. Malgrado le incertezze. E sono tante. Per i lavoratori dell'Alitalia. Per la sinistra, di conseguenza. La situazione della compagnia di bandiera è una parte del carico con il quale Bertinotti affronta l'ultima giornata di una campagna elettorale «difficile», ammette. «Vogliono cancellare la sinistra per eliminare il contagio tra i problemi reali e la politica», dice a Genova e poi a Torino, in serata, ultimissimo appuntamento con la folla radunata in piazza San Carlo. Sul palco con il candidato premier, con la sinistra, Sergio Cammariere, uno dei tanti firmatari dell'appello per il voto all'Arcobaleno. Musica dopo le parole del "leader", festa carica di una«speranza» che ha tante ragioni ancora da esplorare, ma una già certa: «Prima eravamo divisi - parla Bertinotti - ora per la prima volta risuona la parola "unità" non al centro, non a destra: a sinistra». E' la chiave che dà senso al voto, che può rovesciare la campagna elettorale difficile: «Non saremo un cartello elettorale. Mettiamoci in gioco tutti, ognuno con i suoi colori. Dopo la tempesta, l'Arcobaleno annuncia il futuro». Schiettezza nei toni. Accompagnato da quella che definisce la sua «coperta di Linus» (un foglietto di scarni appunti a prima vista insignificante, ma evidentemente vitale, quasi un "portafortuna" per i comizi), Bertinotti torna sul passato, prova a tracciare il futuro. «Dovevamo appoggiarlo il governo Prodi, dopo 5 anni di Berlusconi», rivendica senza timori. «Volevamo cambiare la politica, ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti e...sì: ora siamo delusi». E' il messaggio per gli indecisi con il cuore a sinistra: «La delusione è anche nostra. Il governo è stato condizionato dai poteri forti e dal Vaticano e per questo è stato messo sotto scacco da Dini e Mastella: non sarebbe stato possibile se si fosse conquistato un consenso popolare». Un quadro nel quale la sinistra è stata «isolata». «Ci abbiamo provato fino all'ultimo: abbiamo continuato a chiedere che il tesoretto fosse redistribuito a salari e pensioni. Prodi, i ministri del Pd non hanno voluto...». E ora: «Non ci arrendiamo». Provare, riprovare come diceva Gramsci: «L'importante è ricominciare il cammino dall'opposizione: non perchè abbiamo la puzza sotto il naso, ma perchè abbiamo provato dal governo e non ci siamo riusciti». E' tempo di ricostruire una massa critica sociale, di carica rivoluzionaria. Ricominciare. La parola non potrebbe trovare città più adatta di Torino. «Forse in nessun altra città si può cogliere il significato profondo di questo verbo», dice Bertinotti alla folla con le bandiere della Sinistra Arcobaleno, quelle No Tav, gli striscioni che parlano di lavoro e precarietà. «Torino, città di vittorie e di sconfitte, dove le vittorie sono arrivate dopo lunghi, grigi periodi di resistenza». Come quello che ha preceduto gli anni '70, quando Torino «non affittava le case ai meridionali». Dopo ci ha pensato il movimento operaio a «conquistare diritti nelle fabbriche e cittadinanza fuori». E, dopo ancora, è arrivata un'altra sconfitta, quella che ha preparato la strada alle tragedie di oggi alla Thyssen e che invoglia a dire a Walter Veltroni: «Parlare di conflitto di classe oggi non è ideologia ma denuncia: insieme al potere d'acquisto gli operai hanno perso dignità». E sono soli: «Non ci si meravigli se votano a destra. Sta alla sinistra riconquistare la loro fiducia». Veltroni e il suo Pd, Berlusconi e il suo Pdl. «Hanno sequestrato la democrazia con l'aberrazione del voto utile: droga pesante per le menti». Vogliono realizzare quanto non sono riusciti a fare con le riforme istituzionali: «Ridurre la politica italiana a due contendenti, che poi sarebbe uno solo visto che si assomigliano così tanto». Il Pd che candida l'imprenditore Calearo e l'operaio Boccuzzi: «Il lupo e l'agnello: li puoi mettere insieme, ma si sa già chi mangerà l'altro». Berlusconi che risolve il problema della precarietà al femminile con un fortunato matrimonio. «Dietro, c'è la stessa logica che vuole eliminare la sinistra. Come dire: la tua condizione è questa, rassegnati. Se ne vuoi una diversa, non devi pensare di cambiare la tua storia e quella di quelli come te. Devi uscire dalla tua storia, affidarti alla fortuna, al lotto, sperare di fare la valletta in tv. Ci vorrebbero sudditi con la testa omologata». Bisogna dire no. «La campagna è stata difficile - conclude un "informalissimo" Bertinotti in un forum con EcoTv allestito in un caffè torinese dopo il comizio - ma è finita presto. Ho ancora energie!».
13 Aprile 2008